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A proposito di servizio civile obbligatorio
(17-06-2008)

Interventi e repliche dal Corriere delle Sera 

Meno militari, più civili - 17.06.2008

Una Proposta: servizio civile obbligatorio. L'accumulo dei rifiuti in Campania minaccia di ammorbare, con l'aria di Napoli, le prospettive del turismo nella regione e in tutta Italia. Il presidente del Consiglio pressato dall`emergenza, ha lanciato un velleitario appello ai volontari nella speranza che aiutino a smaltire la montagna: è però probabile che 10 mila ragazzi con una vanga in mano possano essere, più che la soluzione, parte del problema. Non è con la buona volontà di moltitudini disorganizzate che si sciolgono nodi simili. L'appello di Berlusconi può tuttavia dare l'occasione per riflettere su alcuni aspetti della carenza di capitale sociale della nostra società così come è venuta velocemente modificandosi.

Fino a pochi anni a il servizio militare era obbligatorio per i maschi. L'obbligo è caduto quando tale corvè - dopo le originarie ragionidifensive - ha gradualmente perso anche quello di collante socio-geografico del Paese, per diventare una "prima visione", riservata ai cittadini maschi che si affacciavano alla maturità, dello spettacolo della nostra vita pubblica: la regola è lo spreco delle risorse, la corruzione spicciola, il farsi i propri fatti propri come difesa dal sopruso casuale. Dato che la rappresentazione si ripete ogni giorno dappertutto grazie a molti volenterosi attori, la costosa prima visione è stata fortunatamente abolita.

Perché non pensare invece a un servizio civile, obbligatorio per maschi e femmine, il cui fine sia l'opposto? E cioè un primo contatto, da parte dei ragazzi e delle ragazze d'Italia, con i problemi che affliggono il Bel Paese, e con la necessità di sanarne i danni, e prima ancora prevenirli, riducendo costi e sofferenze. Le nostre mille "emergenze ordinarie" si ripetono con prevedibile regolarità. Frane e inondazioni nelle stagioni fredda, siccità e incendi in quelle calde, sono dovute all'incuria cui è soggetta buona parte del territorio, soprattutto nel centro sud. Ma oltre alle emergenze della Protezione Civile, anche temi in apparenza remoti, come quello delle disuguaglianze sociali, o degli anziani, perfino quello dell'immigrazione potrebbero essere mitigati se sulle ceneri ancor calde del servizio militare,nascesse qualcosa di simile a quell'"Esercito del Lavoro" di cui parlò Ernesto Rossi. Uno dei rari, con Vittorio Foa, componenti di quella stirpe di rompiscatole di cui avremmo ora, più che mai bisogno, e che invece va estinguendosi per cause anagrafiche, senza successori.

Come e più dei ragazzi, anche le ragazze possono rendersi utili, come loro hanno bisogno di aprirsi alla conoscenza dei bisogni dei loro concittadini, per non coltivare oltre quel «familismo amorale» che non sarebbe così radicato nel Paese se mancasse ]I sostegno attivo delle nostre donne. Avremmo così anche meno bamboccioni, maschi e femmine.

Non avrebbe senso, tuttavia, far perdere un anno di tempo per collocare i nostri ragazzi in un altro parcheggio diseducativo. Per affrontare una delle mille emergenze ordinarie non basta la buona volontà di una massa inerte. Servono invece esperienze professionali, idee realizzabili a costi sostenibili, organizzazione, attrezzature, investimenti. Roba che costa, e che non si improvvisa, roba che in parte giace ancora, largamente inutilizzata, nel patrimonio delle nostre forze armate.

Ora il governo vorrebbe mandare i militari per le strade a proteggere i cittadini, ma per molti motivi non è questa la strada giusta per difendere l`ordine pubblico, che non è così a rischio come ci si vuol far credere. Molto meglio sarebbe utilizzare le esperienze delle nostre forze armate per impostare su basi realistiche e concrete - un Esercito del Lavoro: così da difendere e accrescere quel capitale sociale di fiducia e solidarietà reciproca che, sempre scarso in larghe zone del nostro Paese, non è mai stato così a rischio come, per tanti e tristi motivi, lo è oggi.

 

di Salvatore Bragantini

 

 

Il servizio civile obbligatorio -23.06.2008

Col suo articolo sul Corriere del 17 giugno, Salvatore Bragantini aggiunge la sua voce a quanti da più parti e da tempo invocano il ricorso allo strumento della «leva» nel senso della creazione di un servizio civile obbligatorio. Condividendo il punto di partenza dell`articolo (porre un argine al depauperamento dei capitale sociale dei nostro Paese mobilitando le giovani generazioni), tuttavia non voglio entrare nello specifico di come tradurre in pratica questo spirito.

Se cioè debba essere un servizio fondato sull`obbligatorietà o meno. Credo che le ceneri del servizio militare si siano alquanto raffreddate e riaccenderle diventa obiettivamente difficile per qualsiasi governo (come aveva intuito Prodi durante la campagna elettorale del 2006). Forse il nostro Paese si è sbarazzato troppo in fretta della coscrizione militare senza contemporaneamente porsi il problema di come sostituirla con un nuovo «collante».

Quello che non mi convince è la soluzione proposta: facciamo organizzare un nuovo servizio civile... ai militari, perché solo loro ne sarebbero capaci. Vorrei aggiungere un`altra ipotesi di lavoro, quella del servizio civile che c`è già nel nostro Paese. E che ha visto, dal 2001 a oggi, quasi 200 mila giovani impegnati nei più svariati settori d`intervento sociale, in Italia e all`estero.

Gli stessi citati da Bragantini. Un servizio civile che, così come concepito dal legislatore, è una concreta scuola di cittadinanza attiva e responsabile, un`occasione per rendersi utili agli altri e per acquisire professionalità, soprattutto In termini di «relazioni umane», che le agenzie educative tradizionali stentano ormai a fornire. Posso assicurare che il grado di soddisfazione dei giovani (tra i 18 e 128 anni, in maggioranza donne) che accedono a quest`esperienza di «difesa della Patria» è altissimo così come la ricaduta sul territorio, tanto che non tutte le richieste degli enti e dei giovani, per mancanza di fondi, riescono ad essere soddisfatte.

Insomma, in attesa di recuperare progetti e fondi per creare un servizio civile obbligatorio per 400-500 mila giovani ogni anno, perché non sviluppare l`attuale servizio civile volontario, qualificandolo meglio e investendovi maggiori risorse?


Diego Cipriani
Direttore generale
Ufficio nazionale per il servizio civile
Presidenza del Consiglio dei ministri

 

 

Il fine è proprio quello, arginare l`erosione del capitale sociale. Si può iniziare con un servizio volontario, male adesioni sarebbero troppo scarse per potere attuare quel minimo di programmazione che qualsiasi attività strutturata richiede. Dopo un periodo iniziale, necessario anche per far crescere l`organizzazione, all`obbligo bisognerebbe arrivare.

Altrimenti avremmo solo qualche manciata di volontari perla parrocchia sotto casa. Penso anch`io che il vecchio servizio civile, svolto in alternativa al militare, abbia avuto per lo più un ruolo utile, pur se a volte si trattava di un parcheggio. Le migliori fra quelle esperienze sono a disposizione di un nuovo servizio civile, ma più utili - se messe al servizio di una organizzazione vera - saranno le conoscenze che la «naia» ha accumulato nel patrimonio delle Forze armate.

Per il resto, credo che la mia opinione sulla «scuola di vita» fornita da ultimo dalla naia la si evinca con chiarezza dai ruvidi commenti sullo spettacolo che essa per lo più offriva ai nostri ragazzi.


Salvatore Brigantini

 

 

Servizio civile: l'obbligatorietà - 26.06.2008

Salvatore Bragantini propone il servizio Civile obbligatorio per tutti i giovani italiani, circa mezzo milione di ragazzi e ragazze per ogni classe, da impegnare per un anno nei campo dell`assistenza, della salvaguardià dei beni culturali ed ambientali e della protezione civile. Si tratterebbe in sostanza di tornare alla leva obbligatoria, questa volta a fini civili, sospesa nel 2004 per il servizio militare.

E` opportuno ricordare che tale sospensione è stata determinata dal lievitare dei numero degli obiettori di coscienza, che negli anni Cinquanta dei secolo scorso si contavano sulla punta delle dita e pagavano con il carcere la loro coerenza, ma che poi, riconosciuta dal legislatore l`obiezione come diritto, sono lievitati sino a ottantamila l`anno nei primi anni duemila. Quanto ci fosse di sincero in questo così enorme aumento di giovani, a cui ripugnava l`uso delle armi, è tema di discussione.

Certamente il Parlamento non ha scritto una bella pagina consentendo con una legge dei 2007 di revocare l`obiezione a suo tempo dichiarata: già in 1800 ne hanno -approfittato macchiando una storia scritta da chi davvero ci ha creduto e umiliando chi aveva accettato con spirito di sacrificio di vestire la divisa. Ma oggi per fortuna le cose non stanno più così: i nostri giovani, volontariamente, possono scegliere, in ossequio di una norma della Costituzione, se difendere la patria con le armi nelle Forze armate o nel Servizio civile nazionale, superando antichi steccati fra obiettori e non obiettori.

Il Sevizio civile nazionale, nato`nel 2001, si è sviluppato velocemente in pochi anni, con giovani volontari motivati, che partecipando a progetti elaborati da enti pubblici e dal privato sociale, sono stati in grado, come recita un fortunato slogan di «cambiare la loro vita e quella degli altri». Quasi 40.000 giovani ogni anno vivono questa esperienza: se Regioni e Stato troveranno forme di collaborazione anche dal punto di vista dei reperimento delle risorse finanziarie, sarà possibile fare anche di più. Questo meccanismo ben oliato è tutt`altra cosa rispetto alla necessità di trovare qualcosa da fare sino a 80.000 obiettori l`anno, molti dei quali passavano un intero anno a casa in attesa di destinazione, sino all`arrivo del congedo.

II problema si ripresenterebbe ancora più insolubile se ogni anno si dovessero trovare mezzi e strutture per impiegare efficacemente mezzo milione di giovani, molti dei quali senza nessuna vocazione a prestare il servizio. Di più: si aprirebbe anche una delicata questione costituzionale nel momento in cui alla sospensione della leva militare obbligatoria, da una parte, si facesse corrispondere un Servizio civile obbligatorio dall`altra, Per questi motivi, con la piena condivisione deglì enti dei Servizio civile, riteniamo suggestiva ma non praticabile la proposta dei Servizio civile obbligatorio.

Carlo Giovanardi
Sottosegr. alla presidenza del Consiglio con delega al Servizio civile

 

 

Certo che per attuare un servizio civile obbligatorio servono mezzi e organizzazione, come infatti sostenevo nell`articolo dei 17 giugno, nonché gradualità nell`introduzione, Lo sforzo è giustificato solo se si ritiene importante il fine cui il servizio sarebbe rivolto.

Il sottosegretario, evidentemente, non lo ritiene abbastanza importante. Non è Tremonti che dice «mercato dove possibile, Stato dove necessario»? Nel servizio volontario evocato da Giovanardi i giovani partecipano a progetti elaborati da enti pubblici e dal privato sociale; la logica alla base della mia proposta, invece, è molto più ambiziosa. Nel quadro di priorità definite dal governo, il servizio obbligatorio dovrebbe anzitutto operare ex ante per evitare i costi e le sofferenze causate dalle nostre prevedibilissime «ordinarie emergenze», e poi ridurli quando si verificano. Parliamo non solo di frane, di incendi odi erosione dei beni culturali, ma anche di temi più ampi come le disuguaglianze sociali, o l`integrazione degli immigrati.

Se il sottosegretario facesse fare i conti da un bravo contabile, correrebbe a far partire il servizio, che costerebbe sì tanto, ma sempre meno delle ordinarie emergenze. Se così facendosi riesce anche a dare una mano a ricostituire il capitale sociale di fiducia e solidarietà della nazione, tanto meglio. Anche se il sottosegretario si dimentica della questione: evidentemente non la ritiene importante.

Salvatore Brigantini

 

 

 




Allegati:

- Corriere della Sera 17-06-08 (.pdf)
- Corriere della Sera 23-06-08 (.pdf)
- Corriere della Sera 26.06.08 (.pdf)